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GPC-0014

Carta ripiegata applicata in una cartella con finestra

33.5 x 50 cm

Firmato e datato al verso, al centro: “Giulio Paolini / 1963”

Collezione privata

L’opera deve essere allestita in una teca di plexiglas; tra il foglio con tracce di piegatura e la cartella sono auspicabili piccoli spessori per creare un minimo distacco ed evitare l’effetto di appiattimento.

Un foglio di carta bianca, preliminarmente sottoposto dall’artista a gesti di piegatura e applicato all’interno di una cartella passe-partout, è visibile attraverso la finestra praticata sul lato anteriore di quest’ultima.
“Un foglio di carta può conoscere un’altra condizione rispetto a quella consueta di presentarsi quale schermo piatto e liscio alla nostra visione: può essere, ad esempio, increspata. Distendendo la carta precedentemente manipolata, si delinea un disegno che non è un disegno vero e proprio, ma la conseguenza di un gesto: la carta, reduce dall’essere stata prima piegata e poi ridistesa per andare a occupare l’area (o l’inquadratura) da osservare, denuncia quella sua precedente condizione. La questione sottesa dall’opera riguarda i due momenti del foglio di carta, che corrispondono ad altrettante modalità di proporsi al nostro sguardo”
1.
Rispetto alle prime prove su carta del 1960-62, in cui un supporto quadrettato accoglieva un disegno che ricalcava quello prestampato, oppure riquadrava il foglio, in questo caso Paolini si astiene da un intervento grafico per limitarsi a compiere un gesto di piegatura che muove la superficie della carta, trasformandola da supporto passivo in soggetto attivo.

1 L’artista in conversazione con Ilaria Bernardi, 22 ottobre 2012.

I. Bernardi, Giulio Paolini. Opere su carta: un laboratorio gestuale per la percezione dell’immagine, Prinp Editore, Torino 2017, p. 52, ripr. p. 53.
Scheda a cura di Ilaria Bernardi e Maddalena Disch, 24/11/2021