Finis terrae, 2023
GPC-2279
Matita, matita rossa e collage su carta
50 x 70 cm
Titolato, firmato e datato al verso, al centro: “ “Finis terrae” / Giulio Paolini / 2023”
Collezione privata
La riproduzione di un disegno architettonico, tratto da un manuale seicentesco di prospettiva1, reca un riquadro delineato in rosso che pone in risalto l’impianto lineare orientato verso il punto di fuga al centro dell’immagine. Alcune linee della costruzione prospettica trovano un proseguimento tracciato in rosso, a raggiera, tutt’intorno all’immagine, mentre un riquadro a matita circoscrive il disegno seicentesco, facendo eco all’inquadratura interna. In primo piano si staglia l’immagine della Danzatrice con i cembali (1812) di Antonio Canova, che pur orientata verso la linea d’orizzonte sembra rifuggire l’intensità della visione, come indicano il capo reclinato verso destra e il braccio piegato.
Il tema della prospettiva richiama le note di testo dell’artista redatte per il libro al quale l’edizione è allegata, che chiariscono le ragioni dell’utilizzo di questo espediente così essenziale nel suo lavoro. Per Paolini, la prospettiva genera una spazialità, una profondità di campo che consente di “entrare in scena”, ma nello stesso tempo crea una distanza che permette di osservare il palcoscenico stesso della rappresentazione. La falsariga prospettica rende visibile una figura o un oggetto e nello stesso tempo lo rivela come immagine: come un’illusione, un mirabile ma inafferrabile artificio. In questo senso, la raffigurazione prospettica e l’inquadratura di un quadro si equivalgono: entrambe definiscono una soglia, oltre la quale si apre un’altra dimensione, senza “pesi e misure”. Una linea di confine, come suggerisce la locuzione latina del titolo, “finis terrae” (fine della terra)2, oltre la quale lo sguardo sconfina in terra ignota.
L’opera è stata realizzata per l’edizione grafica dallo stesso titolo, realizzata nel medesimo anno (GPE-0160).
1 La stessa veduta architettonica di Jan Vredeman de Vries compare la prima volta nell’edizione Senza titolo del 1976 (GPE-0026), occasionalmente negli anni Ottanta (GPC-0370) e soprattutto dal 2008 (cfr. l’edizione L’offerta musicale, GPE-0118, tra le opere su carta GPC-1116, GPC-1792, GPC-1289, GPC-1644, GPC-1793, GPC-2361, e tra i quadri GPO-1184).
2 Il titolo Finis terrae nasce nel 2018, per un’opera di grande formato (GPO-1070).
• Figura: Antonio Canova, Danzatrice con i cembali, 1812, gesso, 187 x 80 x 55 cm, Bode Museum, Berlino.
• Tavola prospettica: Jan Vredeman de Vries, Perspective, Beuckel Nieulandt for Hendrick Hondius, Leida-L’Aia, 1604-05 (riproduzione tratta da Jan Vredeman de Vries, Perspective, Dover Publications, New York, 1968, s.p.).
| 2024 | Bologna, Galleria Studio G7, Giulio Paolini. Un posto vuoto, 24 settembre 2024 - 4 gennaio 2025. |
| • | C. Campanini, Arte in galleria, in “Arte”, n. 615, Milano, novembre 2024, ripr. col. p. 162. |