Idea del Tempio della pittura, 1981
GPC-0586
Matita, matita rossa e collage su carta
Quattro elementi 25.6 x 37.6 cm ciascuno, misure complessive 25.6 x 155 cm
Descritto, firmato e datato al verso del quarto elemento, al centro: “progetto per 8 pagine / della rivista “AEIUO”, n. 3 / Giulio Paolini / 1981”
Collezione dell'artista
L’allestimento dei quattro fogli in successione orizzontale compone al centro l’immagine frammentaria di una colonna antica, suggerita dal capitello e da una base incongrua costituita da particolari di origine diversa. Da questa colonna si sviluppa, su entrambi i lati, in modo speculare, un tracciato prospettico, che nel contempo prosegue il cono visivo, delineato in rosso a partire dalle due estremità della composizione (nell’ultimo foglio il cono si diparte dalla riproduzione di un occhio). Nel campo visivo di questo sguardo speculare si susseguono in ordine sparso vari riquadri, di formato trapezoidale e progressivamente ridotti (in conformità alla fuga prospettica). Alcuni sono vuoti, altri includono il frammento di un disegno di colonne; due riquadri propongono una riproduzione, divisa in due parti, del dipinto di David Allan The Origin of Painting (The Maid of Corinth) (1775), mentre l’immagine nell’ultima tavola riproduce un particolare architettonico di un ambiente con una colonna1. Il cono visivo e l’occhio trovano una figura complementare nel disegno della mano nella prima tavola, che cerca di trattenere la vertiginosa “fuga” di riquadri.
Il titolo – ripreso dall’omonimo trattato del pittore manierista Giovanni Paolo Lomazzo, che immaginò una teoria neoplatonica della pittura organizzata nella struttura architettonica di un tempio – suggerisce la chiave di lettura. Il motivo della colonna rimanda a un tempio, mentre il dipinto allegorico di Allan richiama il mito fondativo della pittura. In questo “Tempio della Pittura”, lo sguardo abbraccia una moltitudine di quadri – potenzialmente infiniti – che riverberano l’idea di pittura, la quale tuttavia sfugge a ogni tentativo di definizione univoca.
L’opera costituisce uno studio per un lavoro di grande formato, mai realizzato2. Nel 1983 ha dato origine alla cartella grafica dallo stesso titolo, documentata nel Catalogo ragionato online delle edizioni e dei multipli al numero GPE-0044.
1 Il dipinto di Allan raffigura le origini della pittura secondo la leggenda di Plinio il Vecchio, con una giovane intenta a fissare sul muro l’ombra del suo amato. Il particolare fotografico di un ambiente è desunto da una veduta della Galerie Paul Maenz, Colonia.
2 La riproduzione dell’opera nella rivista d’arte “A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu” (a. II, n. 3, marzo 1981, pp. 3-12) è accompagnata da una didascalia a cura della redazione che annuncia l’opera in preparazione, “da esporsi in due versioni successive, quest’estate a Berlino e in autunno a Parigi”. La prima occasione è costituita da una personale al Neuer Berliner Kunstverein di Berlino, prevista nell’estate 1981 ma infine rinviata all’estate dell’anno successivo (dove Paolini espone Del bello intelligibile. Parte quinta: “Museumsinsel”, GPO-0467, un lavoro analogamente riconducibile all’interesse per la teoria di Lomazzo); la succitata mostra parigina rimane invece sconosciuta.
• Figure: David Allan, The Origin of Painting (The Maid of Corinth), 1775, olio su tavola, 38.70 x 31 cm, Scottish National Gallery, Edinburgo.
• Immagine dell’occhio tratta da Opere di G. G. Winckelmann, prima edizione italiana completa, Fratelli Giachetti, Prato 1830-34, vol. XIII, tav. XXV, n. 60 (“Occhio di un Bacco”).
• Titolo ripreso da Giovanni Paolo Lomazzo, Idea del tempio della pittura, Milano 1590.
| • | Giulio Paolini. Idea del tempio della pittura, in “A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu”, a. II, n. 3, Roma, marzo 1981, ripr. col. pp. 4-11. |