Studio per “L’ospite”, 1989
GPC-0769
Collage su carta
Ubicazione sconosciuta
La sedia in primo piano funge da supporto a un’immagine fotografica, come fosse un quadro offerto allo sguardo dello spettatore. La fotografia riproduce, sullo sfondo di una porta socchiusa, due sedie fra loro contrapposte, su ciascuna delle quali è posata l’immagine di un pittore al lavoro: a destra si trova il dipinto Nota intima (1887) di Angelo Garino, a sinistra l’autoritratto inciso di William Hogarth mentre dipinge la Musa della Commedia1; al centro, tra le due sedie, si affaccia un’immagine cosmica, che allude simbolicamente alla dimensione in sé compiuta che il pittore tenta di mettere a fuoco. A sinistra della fotografia, il particolare della sedia con l’autoritratto di Hogarth è ripetuto, a suggerire una sedia contrapposta a quella in primo piano, in modo da replicare la contrapposizione delle due sedie nella fotografia. Sullo sfondo del cielo notturno (identico a quello tra le due sedie nella fotografia centrale) si staglia una superficie bianca, giustapposta al disegno di una tela rovesciata, a evocare il recto e il verso di un quadro.
La composizione, basata su un raffinato gioco di raddoppiamenti e contrapposizioni speculari, così come il motivo del pittore al lavoro – in particolare nel dipinto di Garino, nucleo generatore della composizione – richiamano un quadro in fieri dagli innumerevoli volti possibili, compresi tra il recto e il verso di una tela.
Il tema iconografico richiama l’omonimo lavoro di grande formato, esposto nella mostra personale alla Galleria Massimo Minini, Brescia nel 1989 (GPO-0643).
L’opera trova un riscontro nell’edizione grafica L’ospite, 1989-91 (GPE-0069), che si distingue per lo sfondo nero anziché cosmico.
1 Il dipinto di Garino raffigura un interno con una donna seduta a sinistra, che osserva un pittore intento a dipingere una scena di coppia, anch’essa con una figura femminile seduta a sinistra. L’autoritratto di Hogarth corrisponde all’ultimo stato (1764) dell’incisione intitolata William Hogarth Painting the Comic Muse, in cui l’artista inglese è intento a dipingere la Musa della Commedia, raffigurata con la maschera di un satiro in una mano e associata alla scritta “Comedy” sulla base della colonna a destra; ai piedi del cavalletto è appoggiata una copia del trattato sulla bellezza dello stesso Hogarth (The Analysis of Beauty). L’incisione di Hogarth si trova, di fatto, sul pavimento fuori campo: sulla sedia a sinistra la sua immagine è riflessa in uno specchio ovale. Sia il dipinto di Garino sia l’incisione di Hogarth appartengono alla collezione privata di Paolini.
Immagine al centro:
• fotografia dell’atrio di casa di Giulio Paolini scattata da Paolo Mussat Sartor, 1988.
• opera a sinistra: William Hogarth, William Hogarth Painting the Comic Muse, 1764, incisione, ultimo stato, 75 x 60 cm, Collezione Giulio Paolini.
• opera a destra: Angelo Garino, Nota intima, 1887, olio su tela, 95 x 140 cm, Collezione Giulio Paolini.
| • | “Tema Celeste” (edizione italiana), n. 22-23, Siracusa, ottobre-dicembre 1989, ripr. col. in copertina. |
| • | Inside Out – Museo Città Eventi, catalogo della mostra, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, Edizioni Charta, Milano 1993, ripr. col. p. 54 (con datazione errata “1991-92” e didascalia di un’altra opera a p. 108 n. 22). |