Opera omnia, 1996-97
GPO-0796
Basi di plexiglas di varia colorazione, lastre e teche di plexiglas trasparente, tele preparate, oggetti vari
Nove basi 120 x 40 x 40 cm ciascuna, misure complessive 160 x 335 x 210 cm
The Rose Collection and The Rachofsky Collection
Le nove basi devono essere imperativamente disposte in un’area rettangolare inscritta nel parametro proporzionale 40 x 60 cm (per esempio 160 x 240 o 320 x 480 cm). Il loro accostamento non è prefissato, ma deve in ogni caso osservare intervalli equidistante, così come un’alternanza tra chiaro e scuro.
• 1997, Milano, Galleria Christian Stein: l’opera nasce con sette basi (cfr. i primi sette elementi nella descrizione dell’opera).
1998, Graz, Neue Galerie: l’artista aggiunge un’ottava base, specchiante e sormontata da una teca di plexiglas che a sua volta racchiude un cubo trasparente vuoto.
• 2005, Winterthur, Kunstmuseum: agli otto episodi precedenti, l’artista aggiunge una base trasparente che accoglie dei fogli da disegno lacerati.
Nove basi di plexiglas comprese nella gamma cromatica dal bianco al nero e contraddistinte da un grado variabile di trasparenza e riflessione sono disposte in un’area rettangolare inscritta nelle proporzioni di Disegno geometrico, 1960 (GPO-0001). Ciascun episodio accoglie, sul piano d’appoggio oppure ai piedi della base, uno o più elementi caratteristici del repertorio formale e concettuale dell’artista:
• base bianca opaca: una lente filatelica nera è collocata al centro di una riproduzione della Sainte Vierge II di Francis Picabia, trattenuta da una lastra di plexiglas;
• base trasparente con fondo grigio: una sfera di cristallo è posata al centro di un disegno di orbite planetarie – trattenuto da una lastra di plexiglas – che troncato dal limite della superficie d’appoggio è proseguito, nella parte mancante, al suolo, su un tondo di acetato trasparente;
• base grigia chiara: sopra la base una tela bianca in posizione sfalsata reca un disegno a matita che riprende la quadratura del piano d’appoggio, mentre una seconda tela, orientata al verso, è appoggiata ai piedi della base;
• base grigia riflettente: sopra la base si trova una teca vuota, mentre a terra sono sparsi alcuni frammenti del calco in gesso di una colonna antica;
• base fumé: sopra la base un cappello a cilindro, con una cornice dorata ovale al posto del nastro, campeggia sulla fotografia di un paio di occhiali posati su un libro aperto (l’immagine è trattenuta da una lastra di plexiglas), mentre a terra è allestita una cappa maschile;
• base grigia antracite: sopra la base è disposto a ventaglio un mazzo di carte da gioco rovesciate, trattenute da una lastra di plexiglas, mentre a terra sono sparse altre carte, che riproducono dei solitari;
• base nera trasparente: una roulette accoglie un frammento lacerato della riproduzione delle fasi di Venere;
• base specchiante: una teca di plexiglas racchiude un altro cubo trasparente, più piccolo e vuoto;
• base trasparente: dentro la base sono disposti dei fogli da disegno lacerati; sopra la base è posata una lastra di plexiglas specchiante;
Nelle intenzioni dell’autore, il titolo allude a un regesto “onnicomprensivo” di oggetti e materiali, continuamente rimessi in gioco come fossero le pedine di una scacchiera. Analogamente, le basi dal bianco al nero rappresentano una gamma cromatica completa. Gli espliciti riferimenti ludici – il cappello del prestigiatore, le carte da gioco, la roulette – alludono al “tavolo da gioco” dell’artista, dove ogni singola configurazione è suscettibile di trasformazioni. In senso lato, l’”opera omnia” costituisce una sorta di hortus conclusus, animato da figure, materiali e oggetti intesi a innescare precarie apparizioni e sparizioni, immagini e visioni, opere potenziali.
Francis Picabia, La Sainte Vierge II, 1920, inchiostro di china su carta, Bibliothèque Doucet, Parigi.
| 1997 | Milano, Galleria Christian Stein, Giulio Paolini, dal 27 ottobre. |
| 1998 | Graz, Neue Galerie im Landesmuseum Joanneum, Giulio Paolini. Von heute bis gestern / Da oggi a ieri, 4 aprile - 31 maggio, citato come esposto p. 180 n. 7, non ripr. |
| 1999 | Torino, GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Giulio Paolini. Da oggi a ieri, 8 maggio - 25 luglio, citato come esposto p. 37 n. 5, ripr. col. pp. 90-91 (vedute espositive Graz 1998, riproduzione a p. 91 rovesciata). |
| 2005 | Winterthur, Kunstmuseum Winterthur, Giulio Paolini. Esposizione universale, 23 aprile - 24 giugno, citato come esposto p. 87 n. 17, ripr. col. s.p. (veduta dell’opera in mostra), riferimento nel testo di D. Schwarz p. 23. |
| 2024 | Dallas, The Warehouse, For What It’s Worth: Value Systems in Art since 1960, 2 febbraio - 29 giugno, citato come esposto p. 308, ripr. col. p. 61 (con datazione errata “1996-2005”), riferimento nella conversazione di T. Feulmer e L. Le Feuvre p. 25 e nell’introduzione anonima p. 55. |
| • | D. Paparoni, Giulio Paolini, in “Tema Celeste”, a. XVI, n. 62, Siracusa, maggio-giugno 1997, col. repr. p. 74 (veduta espositiva Milano 1997). |
| • | G. Paolini, Andata e ritorno, Galleria Christian Stein, Milano, Danilo Montanari Editore, Ravenna 2003, ripr. col. pp. 37, 39 (vedute espositive Milano 1997). |
| • | M. Disch, Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, Skira editore, Milano 2008, vol. 2, cat. n. 796, pp. 814-815, ripr. e ripr. col. (particolari veduta Graz 1998 e veduta espositiva Winterthur 2005). |
| • | G. Celant, Arte Povera. Storia e storie, Mondadori Electa, Milano 2011, ripr. col. p. 222 (veduta espositiva Winterthur 2005). |
| • | Paolini (I Grandi illustrati del Corriere della Sera. Arte contemporanea – I protagonisti, n. 8), a cura di F. Gualdoni, RCS MediaGroup S.p.a., Milano 2022, p. 72, ripr. col. p. 73 (veduta espositiva Winterthur 2005). |