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Venere (Vergine, Vertigine...), 2003

GPO-0879

Matita su tela preparata, telai, tela preparata non intelaiata, pedana bianca

Venticinque telai 119 x 165 cm ciascuno, tela non intelaiata lunghezza 2500 cm, misure complessive variabili

Opera non più esistente

Venticinque telai sono allestiti tra soffitto e suolo, a evocare una vertiginosa caduta (alcuni sono sospesi, altri sono distesi a terra, sparsi sulla pedana); i telai hanno le stesse dimensioni del dipinto Venere di Urbino (1538) di Tiziano, al centro dell’esposizione per la quale l’opera è stata ideata. Una lunga tela non intelaiata attraversa e trattiene i telai, per ricadere infine sulla pedana. Ad altezza dello sguardo, il telo copre parzialmente una tela preparata – anch’essa delle misure del quadro di Tiziano – che reca delineato, in grandezza naturale, il particolare delle due mani della Venere raffigurata nel dipinto cinquecentesco.
Nelle intenzioni dell’artista, il gesto disegnato sulla tela è al tempo stesso “copia” e “originale”: da un lato propone due mani in grandezza al vero (e quindi “originali”) intente a trattenere o presentare un ipotetico quadro; dall’altro il gesto richiama o convoca nell’immaginazione il quadro specifico di Tiziano, del quale ricalca le mani (pertanto “copie” di quelle cinquecentesche).
I tre termini costitutivi del titolo ribadiscono la “vertigine” – la vertiginosa sfida – che l’autore si trova ad affrontare ogni volta da capo, di fronte alla tela “vergine”, nel tentativo di sfiorare “Venere”, dea della Bellezza, che notoriamente sfugge a ogni tentativo di appropriazione. O in altri termini: ogni nuova opera spinge l’artista a rinnovare la “vertigine” implicita alla ricerca della Bellezza (rappresentata da Venere), ineffabile e intangibile – “vergine” per definizione.

Dimensioni dei telai: Tiziano Vecellio, Venere di Urbino, 1538, olio su tela, 119 x 165 cm, Le Gallerie degli Uffizi, Firenze.

2003-04 Bruxelles, Palais des Beaux-Arts, Europalia 2003 Italia. Vénus dévoilée. La Vénus d’Urbino du Titien, d’après une idée d’Umberto Eco, 11 ottobre 2003 - 11 gennaio 2004, riferimento nell’intervista di L. Busine all’artista p. 187, non ripr.
A. Soldaini, “Cos’altro c’è da dire?”, in Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, ripr. col. p. 40, ripr. col.
Scheda a cura di Maddalena Disch , 10/07/2026