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Alfa (Un autore senza nome), 2004

GPO-0884

Poliedro e lastre di plexiglas, riproduzioni stampate su plexiglas, sfera di cristallo

Poliedro 70 x 80 x 80 cm, tre lastre di plexiglas: 150 x 150 cm, 120 x 120 cm, 90 x 90 cm, misure complessive 75 x 210 x 210 cm

Collezione dell'artista

2004, Venezia, Fondazione Querini Stampalia: il poliedro di cristallo accoglie la riproduzione a colori del giovinetto di Chardin associato a un assieme di pianeti riprodotta su acetato e suddivisa in quattro parti, accostate su lati contigui del volume, in modo da ricomporre l’immagine e in modo che il tondo “soffiato” dal giovinetto si trovi al centro esatto del poliedro. Sui lati del volume sono inoltre appoggiati dei fogli bianchi, con riproduzioni di pianeti o con un ritaglio circolare che suggerisce in negativo la sagoma di un pianeta. Al suolo sono sparsi tutt’intorno, altri particolari di pianeti riprodotti su acetato con viraggi diversi e allestiti su fogli bianchi lacerati, come fossero “bolle di sapone” deflagrate dal nucleo centrale. Il poliedro è collocato nell’area centrale dell’ambiente, delimitata da quattro poltroncine (prelevate dagli arredi dell’ambiente), orientate in vario modo a evocare una “scena di conversazione”.
2009, Napoli, Museo Archeologico: il poliedro (ora in plexiglas in sostituzione di quello originario troppo pesante da spostare) accoglie sette riproduzioni fotografiche delle mani dell’artista mentre realizza
Vedo (la decifrazione del mio campo visivo), 1969 o trattiene un foglio bianco o una matita (alcune fotografie sono abbinate a due a due), come a dare letteralmente corpo ai propri tentativi di toccare l'incognita. Il volume è collocato su tre lastre di plexiglas di diverso formato e fra loro sfalsate. In mostra l’opera è allestita al centro del Salone, in corrispondenza dell’estremità della Meridiana incassata nel pavimento.
2013, Roma, MACRO e 2014, Londra, Whitechapel: il poliedro, collocato su due lastre di plexiglas tra loro sfalsate, accoglie l’immagine scontornata del giovinetto di Chardin, riprodotta su un tondo di plexiglas, e nove disegni lineari di quadrati e cerchi, anch’essi riprodotti su tondi di plexiglas (tre sono collocati accanto al giovinetto, gli altri in basso su una lastra di plexiglas).
2015, New York, Marian Goodman Gallery: il poliedro, posato su tre lastre di plexiglas fra loro sfalsate, accoglie gli stessi elementi come a Roma e Londra, ma con l’aggiunta di una sfera di cristallo. L’opera è allestita davanti a una parete, che accoglie un nuovo intervento complementare: l’accenno delle diagonali di un ipotetico ampio quadrato, tracciate a matita rossa sulla parete, che al centro inscrive una teca di plexiglas vuota, la quale reca, analogamente in corrispondenza dei vertici, l’accenno alle diagonali, delineate a matita rossa sulla parete.
2020, Torre Pellice, Tucci Russo: la configurazione del poliedro rimane invariata rispetto all’allestimento precedente, mentre l’intervento a parete viene omesso poiché ritenuto insoddisfacente.

Il poliedro di plexiglas, allestito su tre lastre trasparenti fra loro sfalsate, accoglie l’immagine a colori, stampata su plexiglas, del soffiatore di bolle di sapone ripresa da un dipinto di Jean-Baptiste-Siméon Chardin1. Nove tondi di plexiglas di varie dimensioni, allestiti accanto alla figura e sulle lastre al suolo, recano impressi i profili lineari di quadrati e cerchi. Una sfera di cristallo, posata su una delle lastre trasparenti, nell’asse ottico del soffiatore, materializza e amplifica le “bolle di sapone” soffiate dal giovinetto.
Il soffio dell’autore che si cristallizza nelle sagome circolari e nella sfera allude al divenire di un’opera; analogamente il diffondersi del fiato, fino alla sua dispersione, richiama la (vana) ricerca di un’opera da parte dell’autore, inteso in senso universale, senza identità anagrafica, “senza nome” come recita il titolo.
Dal 2004 al 2020 la configurazione dell’opera ha conosciuto diversi sviluppi, determinati dalla variazione degli elementi d’immagine associati al poliedro e dalla temporanea aggiunta di un intervento a parete. L’allestimento attuale è stato definito dall’artista in occasione della presentazione dell’opera a Torre Pellice nel 2020.

1 L'immagine scontornata del soffiatore desunta da Les bulles de savon (1734 ca.) e associata a un assieme di pianeti risale alla serie di opere intitolate Belvedere, ideata nel 1991 e successivamente sviluppata in varie versioni (cfr. GPO-0679).

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, Les bulles de savon, 1734 ca., olio su tela, 61 x 63.2 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York.

2004 Venezia, Fondazione Querini Stampalia, Giulio Paolini. L'ora X, 28 marzo - 30 maggio, ripr. col. pp. 40-44 (veduta dell'opera in mostra), riferimenti nel testo di C. Bertola pp. 63-64.
2009-10 Napoli, Museo Archeologico Nazionale, Sala della Meridiana, L'Ora X. Né prima né dopo, 29 novembre 2009 - 18 gennaio 2010, citato come esposto p. 84, ripr. col. pp. 63-67 e 71 (vedute dell'opera in mostra), riferimenti nello scritto dell'artista p. 47 e nel testo di R. S. Pecorara pp. 25-27.
2013-14 Roma, MACRO Museo d'arte contemporanea Roma, Giulio Paolini. Essere o non essere, 29 novembre 2013 - 9 marzo 2014, itinerante: Londra, Whitechapel Gallery, 9 luglio - 14 settembre 2014, citato come esposto pp. 154 (per Roma) / 155 (per Londra), ripr. col. pp. 122, 123 (veduta dell'opera in mostra a Roma, con particolare), riferimento nella scheda di M. Disch p. 128 (italiano) / 129 (inglese); ripr. nella guida alla mostra realizzata dal MACRO p. 33 (veduta espositiva Napoli 2009).
2015 New York, Marian Goodman Gallery, Giulio Paolini, 6 febbraio - 13 marzo, citato come esposto p. 165, ripr. col. pp. 23, 27-29 (vedute dell’opera in mostra, con particolari), riferimenti nel testo di M. Disch p. 43.
2020-21 Torre Pellice, Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Underlining. Group show of one-man shows. Giovanni Anselmo, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, 26 giugno 2020 - 25 aprile 2021, citato come esposto s..p., ripr. col. s.p. (vedute dell’opera in mostra), descrizione dell’opera a cura di M. Disch s.p.
G. Paolini in Giulio Paolini. L'ora X, catalogo della mostra, Fondazione Querini Stampalia, Venezia, Gli Ori, Prato 2004, pp. 27-30 (in riferimento all'allestimento dell'opera a Venezia; ripubblicato con lievi adattamenti in G. Paolini, Sala della Meridiana, in L'Ora X. Né prima né dopo, catalogo della mostra, Museo Archeologico Nazionale, Sala della Meridiana, Napoli, Mondadori Electa, Napoli 2009, p. 47).
Arte povera 2011, a cura di G. Celant, Mondadori Electa, Milano 2011, ripr. col. n. 327 (veduta espositiva Napoli 2009).
E. Franz, “Vedo e non vedo”, in E. Franz et al., Giulio Paolini. Vedo e non vedo (In tema, n. 1), Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino, Corraini Edizioni, Mantova 2014, pp. 39 (italiano) / 40 (inglese), ripr. col. p. 38 (veduta espositiva Roma 2013).
N. Mirzoeff, Come vedere il mondo. Introduzione alla cultura visuale, Johan & Levi, Milano 2017, ripr. col. in copertina (particolare).
C. Bertola, Giulio Paolini, in Id., Conservare il futuro, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2023, pp. 53, 257, ripr. col. p. 161 (veduta espositiva Venezia 2004).
Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, ripr. col. pp. 259, 262-263 (vedute espositive Napoli 2009), 267 (veduta espositiva Roma 2013).
Scheda a cura di Maddalena Disch , 22/04/2026