Senza data (1656-2005), 1999-05
GPO-0899
Cornice, sedia, opere di autori vari, matita su parete
Opera non più esistente
Il disegno in prospettiva delineato sulla parete raffigura un ambiente con due porte sulla parete di fondo, affacciate verso un’altra stanza, mentre in ciascuna parete laterale un riquadro lineare evoca un’altra porta. A sinistra sono disegnate due tele rovesciate: la prima, al margine del disegno, evoca il verso della grande tela del dipinto Las Meninas (1656) di Diego Velázquez, mentre la seconda, situata nell’asse prospettico della prima, è appoggiata alla parete. All’estremità destra, invece, è delineato il profilo di una spettatrice femminile, vista di spalle e seduta a terra, ripresa da un dipinto di Salvador Dalí. Il disegno sulla parete inscrive alcuni quadri, selezionati tra le opere della collezione permanente del Kunstmuseum Winterthur, dove il lavoro è stato presentato la prima volta. In corrispondenza della porta sinistra – e nell’asse della prospettiva del grande verso della tela delle Meninas – è collocato L’ultimo quadro di Diego Velázquez (1968, GPO-0155) dello stesso Paolini. Davanti alla parete, sono situati una sedia, rivolta verso il quadro del 1968, e una cornice nera.
Il titolo, che cita l’anno di realizzazione delle Meninas di Velázquez e dell’opera di Paolini, racchiude il significato del lavoro. Il misterioso quadro di cui nel dipinto spagnolo del 1656 vediamo solo il retro è concettualmente quel quadro – “senza data” e ancora sconosciuto – che nel 2005 il presunto autore, rappresentato dalla sedia davanti alla parete, cerca di individuare sulla linea d’orizzonte del proprio campo visivo, affollato da opere proprie e altrui (l’ambiente disegnato può essere inteso qui come studio d’artista). In senso più ampio, l’opera “senza data” evocata nel titolo è quella che – dal capolavoro di Velázquez fino al presente – è perennemente alla ricerca della propria identità: il Quadro senza volto (o dagli infiniti volti) che sempre da capo Paolini mette in gioco nel proprio lavoro.
Il tema iconografico riprende un’idea maturata nel 1999 nell’opera su carta intitolata 1656-1999 (Da e per M. F. d’A.), dedicata allo storico dell’arte Maurizio Fagiolo dell’Arco (GPC-0943).
• Salvador Dalí, Ma femme nue regardant son propre corps devenir marche, trois vertèbres d’une colonne, ciel et architecture, 1945, olio su tavola, 61 x 52 cm, Collezione privata.
• Diego Velázquez, Las Meninas, 1656, olio su tela, 318 x 276 cm, Museo del Prado, Madrid.
Opere della collezione del Kunstmuseum Winterthur, da sinistra verso destra:
• Giorgio de Chirico, Autoritratto, 1924.
• François Morellet, Bleu, vert, jaune, orange sur blanc, 1954, olio su tavola, 100 x 100 cm.
• Joseph Albers, Iridescent (Study for: Homage to the Square), 1965.
• Niele Toroni, Mètre carré étalon, 1990.
• René Magritte, Le monde perdu, 1928, olio su tela, 54.5 x 73.5 cm.
| 2005 | Winterthur, Kunstmuseum Winterthur, Giulio Paolini. Esposizione universale, 23 aprile - 24 giugno, citato come esposto p. 86 n. 8, ripr. col. s.p. (veduta dell’opera in mostra), riferimento nel testo di D. Schwarz pp. 20-22. |