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Esposizione universale, 2005

GPO-0904

Struttura in profilati di acciaio, lastre di plexiglas trasparente e specchiante, cubi di plexiglas, sfera di cristallo, clessidra, frammento di vetro di Murano, spot a pinza

Ventiquattro lastre di plexiglas specchiante e di plexiglas trasparente 135 x 135 cm ciascuna, misure complessive variabili

Opera non più esistente

2005, Winterthur, Kunstmuseum: le lastre di plexiglas trasparente e specchiante sono inferiori al numero di ventiquattro inizialmente previsto (in sede di allestimento alcune sono state omesse; le lastre specchianti sono tre). Anche le luci, inizialmente previste in numero di ventiquattro, vengono ridotte in sede di allestimento. L’opera include un fregio sviluppato in alto lungo la parete degli ambienti espositivi perimetrali, costituito da un disegno a matita e da fotografie montate in teche di plexiglas (cfr. la descrizione riportata nel campo “Dichiarazioni dell’artista” in questa scheda).
2005, Münster Westfälisches Landesmuseum für Kunst und Kulturgeschichte: le lastre di plexiglas sono ventiquattro. Le lampade colorate sono sostituite con quattro sagomatori, che proiettano dei riquadri di luce al suolo (i sagomatori sono fissati su lastre di plexiglas appoggiate contro il muro che delimita l’ambiente).

Una grande struttura ortogonale costituita da profilati in acciaio accoglie dodici spot a pinza ed è illuminata da nove lampade alogene colorate, disposte al suolo, a intervalli equidistanti, lungo i lati dell’ambiente. Ai piedi di questa impalcatura sono appoggiate alcune lastre di plexiglas, che recano inciso il disegno di una stanza, con una teca vuota collocata su una base; altre lastre trasparenti oppure specchianti sono sparse al suolo. Su una di queste lastre è collocato un cubo di plexiglas, sormontato da alcuni oggetti traslucidi: una piccola teca vuota, un frammento di vetro di Murano, una clessidra con sabbia bianca e una sfera di cristallo, insieme ad alcune lastrine di plexiglas recanti un disegno inciso.
Cantiere in attesa di compimento, l’opera si presenta come un lavoro in corso: come se gli elementi sparsi a terra attendessero di essere composti e innalzati a formare un volume o una scultura. In altri termini, il lavoro mette in scena il momento anteriore alla conformazione di un’opera e quindi alla definizione della sua identità. In senso più ampio,
Esposizione universale propone l'idea stessa dell'esposizione come “cantiere” di un’opera in divenire.
La dimensione “universale” – il titolo richiama le grandi esposizioni mondiali a scadenza quinquennale che si svolgono dal 1851 – connota la numerologia sottesa dagli elementi in gioco: i dodici spot evocano le ore del giorno e i mesi dell’anno; le nove lampade colorate richiamano il numero dei pianeti e quindi l’universo, mentre le luci colorate evocano l’intero spettro cromatico.
L’opera riprende il tema della prima versione di
Esposizione universale, 1992 (GPO-0705), scomponendolo nei suoi elementi materiali e semantici. Da quella prima versione provengono dodici lastre di plexiglas, raddoppiate a ventiquattro, così come alcuni degli oggetti trasparenti disposti al suolo, quali il cubo e le lastrine con un disegno inciso.

2005 Winterthur, Kunstmuseum Winterthur, Giulio Paolini. Esposizione universale, 23 aprile - 24 giugno, itinerante: Münster, Westfälisches Landesmuseum für Kunst und Kulturgeschichte, 1 ottobre 2005 - 8 gennaio 2006, citato come esposto p. 88 n. 23, ripr. col. s.p. (veduta dell’opera in mostra), riferimenti negli scritti dell’artista pp. 8, 10, 12, riferimenti nel testo di D. Schwarz pp. 15-18; nel ciclostilato della mostra di Münster riferimento nel testo di E. Franz, s.p.
G. Paolini in Giulio Paolini. Esposizione universale, catalogo della mostra, Kunstmuseum Winterthur, Winterthur, Richter Verlag, Düsseldorf 2005, pp. 8, 10, 12 (lettere inviate a Dieter Schwarz durante la preparazione dell’esposizione personale al Kunstmuseum di Winterthur, datate rispettivamente maggio 2003 e ottobre 2004).
Giulio Paolini. Esposizione Universale, servizio fotografico dell’esposizione personale di Winterthur 2005, in “Lotus”, n. 125, Milano, settembre 2005, ripr. col. p. 75.
B. Schwabsky, Giulio Paolini. Art at room temperature, in Italia, catalogo d'asta, Phillips de Pury & Company, Londra, 30 giugno 2010, ripr. col. p. 37 (veduta espositiva Winterthur 2005).
Arte povera 2011, a cura di G. Celant, Mondadori Electa, Milano 2011, ripr. col. n. 376 p. 461 (veduta espositiva Münster 2005).
Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, ripr. col. pp. 241 (veduta espositiva Winterthur 2005), 245 (veduta espositiva Münster 2005).
Scheda a cura di Maddalena Disch , 30/01/2026