Detto (non) fatto, 2010
GPO-1002
Frammenti di manoscritto e di riproduzioni fotostatiche in teche di plexiglas
Quindici teche 60 x 60 cm ciascuna, misure complessive 187 x 313 cm
Collezione dell'artista
• 2010, Lugano, Studio Dabbeni: l’opera è allestita sull’intera estensione della parete disponibile, con intervalli equidistanti di ca. 40 cm tra un elemento e l’altro.
• 2024, Napoli, Alfonso Artiaco: le quindici teche sono accostate in modo serrato, con un intervallo minimo tra un elemento e l’altro.
Quindici teche di plexiglas, accostate a minimi intervalli in tre file parallele a formare un grande quadro, racchiudono ciascuna uno o più frammenti di un manoscritto dell'artista1, insieme a particolari lacerati di riproduzioni di cieli o mari2. Da una teca all’altra, i frammenti di testo seguono la continuità logica dell’originale, secondo il senso di lettura da sinistra verso destra, mentre i particolari naturalistici sono distribuiti in modo da evocare, nell’insieme, un paesaggio marino, con la linea d'orizzonte all'altezza dello sguardo (i particolari situati in alto sono tratti da fotografie del cielo, mentre quelli più in basso da dipinti di marine).
Un quadro incompiuto, ancora in divenire, in cui risuona l’eco di altri quadri; una veduta incompleta o una visione infranta, che interroga la dimensione stessa della rappresentazione, la sua spazialità insondabile. Analogamente, lo scritto dell’autore, sparso nelle teche, indaga la “legittimità della realizzazione materiale” di un’opera o di un’esposizione. “Detto”, ma non “fatto”, come suggerisce il titolo che rovescia in negativo la locuzione “detto fatto”, annullando l’immediatezza e la concretezza sottese dall’espressione linguistica. Al fatto compiuto, l’autore preferisce un nulla di fatto: all’opera manifesta predilige l’attesa del suo eventuale manifestarsi, sulla linea d’orizzonte tra cielo e mare, distante all’infinito.
1 Il testo trascrive quello redatto per due lavori intitolati anch’essi Detto (non) fatto, realizzati pochi mesi prima (cfr. GPO-0991 e GPO-0995). Lo scritto è pubblicato nel numero 70 della rivista "temporale", pubblicato in occasione della prima presentazione dell’opera allo Studio Dabbeni a Lugano nel novembre 2010.
2 La collocazione dei frammenti paesaggistici osserva la posizione di ciascuna fila di teche: nella fila superiore, i frammenti sono disposti nella parte alta della teca; nella fila intermedia, nell'area centrale, e nella fila inferiore sono collocati nella parte bassa della teca.
| 2010-11 | Lugano, Studio Dabbeni, Giulio Paolini, 12 novembre 2010 - 26 febbraio 2011, ripr. col. in "temporale", n. 70, Lugano, novembre, 2010, pp. 40-41 (veduta dell’opera in mostra). |
| 2024 | Napoli, Alfonso Artiaco, Giulio Paolini. Dall’Italia, 2 marzo - 20 aprile. |