Quando è il presente?, 2022
GPO-1138
Dipinto a olio su tela, cavalletto, stampa digitale su tessuto acrilico, poltrona, portadisegni in legno, cartella portadisegni, matita e collage su stampa fotografica applicata su tavola e incorniciata in teca di plexiglas, Re di scacchi in legno nero, tappeto, tela preparata, cornice dorata, libro rilegato con pagine bianche, inchiostro nero e rosso su stampa fotografica, matita Conté à Paris nera
230 x 180 x 316 cm
Opera non più esistente
Il composito assieme di oggetti e materiali trae ispirazione dal dipinto Nota intima (1887) di Angelo Garino, proveniente dalla collezione dell’artista e raffigurante un pittore intento a dipingere nel proprio studio.
La poltrona d’epoca, di proprietà dell’autore e collocata di fronte al quadro ottocentesco, richiama la sedia occupata dal pittore, mentre il tappeto a terra, parzialmente srotolato, fa eco a quello dipinto; una cornice dorata e una tela preparata, appoggiate al suolo, a ridosso del cavalletto, evocano la cornice antica e altri quadri raffigurati nell’opera di Garino. Il lungo drappo, in parte appoggiato sul dipinto e in parte caduto a terra, reca impressa una gigantografia dello studio dello stesso Paolini, che amplifica il contesto dell’atelier d’artista.
Sulla cartella nera accanto alla poltrona è collocata una scacchiera costituita da una fotografia del cielo suddivisa in 64 unità, sulla quale sono sparsi 32 particolari fotografici, di formato quadrato, ritagliati da immagini del repertorio paoliniano. In chiave metaforica, la scacchiera, sormontata al centro da un Re di scacchi nero, allude al tavolo di lavoro dell’artista e alla partita che da un’opera all’altra l’autore gioca nel proprio studio. Il cielo rappresenta per l’artista una dimensione ideale, eternamente invocata, ma per sua stessa natura inaccessibile.
Sulla poltrona, un libro con pagine bianche, in posizione aperta, propone a destra la fotografia di un paio di occhiali appoggiati sulla doppia pagina bianca di un libro aperto, che a sua volta reca delineati a inchiostro nero e rosso l’immagine di un libro e due riquadri che si richiamano a vicenda. Sopra la fotografia è posata una matita “Conté à Paris” nera. La poltrona, gli occhiali, la matita, la pagina bianca sono indizi dell’artista, uscito di scena per assumere una posizione contemplativa e riflessiva: per interrogare la propria identità di autore, il proprio rapporto con l’opera nel contesto dello studio, inteso come luogo per eccellenza del manifestarsi dell’opera d’arte.
Gli interrogativi sulla figura dell’autore e sulla sfera dell’arte risuonano, con una valenza esistenziale, nel titolo, ripreso da una lettera del 1922 inviata dallo scrittore austriaco Rainer Maria Rilke a Lou Andreas-Salomé. Per Paolini, la domanda “Quando è il presente?” pone in questione sia l’eterno presente dell’arte, per definizione estranea a un tempo diacronico, sia il suo imperscrutabile accadere, perennemente in sospeso tra memorie del passato e apparizioni ancora incognite. Per l’artista alla soglia della sua ultima stagione, la domanda di Rilke si coniuga con una riflessione sull’incessante trascorrere dell’esistenza – la partita a scacchi come duello con il Tempo – e sulla difficoltà di cogliere l’essenza delle cose nel presente.
• Veduta dello studio di Giulio Paolini scattata da Paolo Mussat Sartor, 1997.
• Fotografia degli occhiali di Giulio Einaudi scattata da Paolo Mussat Sartor, 1994.
• Titolo tratto dalla lettera di Rainer Maria Rilke a Lou Andreas-Salomé, 11 febbraio 1922, nella quale lo scrittore annuncia il compimento delle sue Duineser Elegien (Elegie duinesi) (“Was ist Zeit? Wann ist Gegenwart? / Cosa è il tempo? Quando è il presente?”).
| 2022 | Firenze, Museo Novecento, Giulio Paolini. Quando è il presente?, 18 marzo - 7 settembre, ripr. col. fig. 8 pp. 17 (veduta dell’opera in mostra), 18-19 (particolare), ripr. pp. 50 (veduta dell’opera in mostra), 82 (particolare), 102-103 (veduta dell’opera in mostra), ripr. col. pp. 136-139 (vedute dell’opera in mostra), scheda di B. Della Casa e M. Disch pp. 117-118, riferimenti nei testi di S. Risaliti p. 42, B. Della Casa pp. 62-63, S. Zuliani pp. 75, 78-79. |
| • | L. Corrain, Un dialogo fra il Beato Angelico e Giulio Paolini, in “Actes Sémiotiques”, magazine online semestrale, n. 127, Limoges, 14 luglio 2022, p. 38, non ripr. |
| • | Museo Novecento 20182022, a cura di S. Risaliti, Forma Edizioni, Firenze 2022, ripr. pp. 136-137 (veduta espositiva Firenze 2022). |
| • | Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, ripr. col. p. 296 (veduta espositiva Firenze 2022). |
| • | Praemium Imperiale 2022. In honour of Prince Takamatsu, The Japan Art Association, Tokyo 2023, ripr. col. p. 10 (veduta espositiva Firenze 2022). |
| • | G. Paolini, Quando è il presente?, in “Il Pensiero”, vol. LXII, n. 1, Roma, 2023, ripr. col. p. 225 (veduta espositiva Firenze 2022). |
| • | G. Paolini, Eccomi. Qui dove sono, Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025, ripr. col. p. 87 (veduta espositiva Firenze 2022). |