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GPO-1139

Calchi in gesso, basi bianche, teche di plexiglas, matita e matita rossa su parete, riproduzioni fotostatiche in teche di plexiglas

Quattro metà di due calchi in gesso h 27 cm ciascuna, quattro basi 140 x 40 x 20 cm ciascuna, quattro teche di plexiglas 40 x 40 x 20 cm ciascuna, otto teche a parete 40 x 40 x 4 cm ciascuna, sedici riquadri a matita su parete 80 x 80 cm ciascuno, misure complessive ambientali

Fondazione Luigi Rovati, Milano

Acquistato nel 2022

L’opera si compone di due parti complementari, allestite su due pareti contrapposte (denominate qui lato A e lato B). Alle estremità di ciascuna parete si trovano le due metà del calco in gesso di una testa antica, posate ognuna su una base e orientate l'una verso l'altra. Sul lato A, la testa femminile greca rappresenta il canone classico, mentre sul lato B la testa maschile evoca l’epoca neoclassica. Sulle pareti un tracciato a matita rossa delinea l’incrocio degli sguardi delle due figure; i coni visuali abbracciano una sequenza regolare di riquadri disegnati in nero (sei sul lato A e due sul lato B), che a loro volta inscrivono ognuno un elemento d’immagine, incorniciato in una teca di plexiglas. Ciascuna teca accoglie la riproduzione fotografica di un paesaggio antico o di un sito archeologico, che funge da sfondo a una seconda immagine, più piccola e in lieve aggetto, raffigurante una figura della medesima epoca (la distanza tra i due elementi sovrapposti allude all’eventualità di innumerevoli altri abbinamenti, come in un gioco combinatorio). Sul lato A, le riproduzioni di sfondo richiamano, in successione cronologica, luoghi e figure dagli Etruschi al Rinascimento, mentre sul lato B propongono vedute e volti dell’epoca moderna e contemporanea (le immagini scelte non hanno un valore simbolico ma valgono come particolari della storia delle immagini della civiltà occidentale).
Nell’insieme l’opera sottende un percorso dall’antico all’oggi, da ciò che è stato finora, come suggerisce il titolo, verso ciò che ancora è ignoto: nella sequenza di riquadri disegnati sulla parete, quelli alle estremità del "fregio" sono aperti, a suggerire un proseguimento illimitato. Il presente – il qui e ora in cui ci troviamo – è un momento di sospensione tra un passato già consumato e un futuro ancora sconosciuto.
“L’opera allude così non soltanto alla relatività dei due poli contrapposti, ma anche, per estensione, all’infinità che queste stesse o altre eventuali immagini si pongano ad animare la continuità della Bellezza, di una storia che certo non possiamo contemplare per intero ma presumere però compiutamente”1, dichiara l’artista.
In senso lato, lo sguardo che attraversa un flusso di immagini è quello dell’autore che a ritroso immagina un’opera ancora a venire, in una continuità senza inizio né fine. Guardare significa per l'artista immaginare un'opera: vedere in prospettiva, attraversando una dimensione storica e temporale, per inscrivere echi, memorie, tracce visive nello spazio della rappresentazione, definito dai limiti di una tela, di un foglio, di una parete o di un ambiente e inteso come contenitore universale di tutte le immagini possibili.

1 G. Paolini in Giulio Paolini. Era finora, Edizioni Fondazione Luigi Rovati, Milano, Johan & Levi editore, Milano 2022, p. 44.

Parete A
Calco in gesso: testa di kore, ca. 500-490 a.C., terracotta, Museo Archeologico Regionale, Agrigento.
Primo elemento, immagine centrale:
Tomba del Triclinio, Necropoli di Monterozzi, Tarquinia; immagine di sfondo: veduta della Tuscia.
Secondo elemento, immagine centrale: testa di giovane, III-II sec. a.C., terracotta, The Metropolitan Museum of Art, New York; immagine di sfondo: veduta della necropoli di Cerveteri.
Terzo elemento, immagine centrale: sarcofago di Laris Pulenas, detto del Magistrato, inizio II sec. a.C., nenfro, Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia; immagine di sfondo:
Atrium del Tumulo Moretti, VI sec. a.C., Cerveteri.
Quarto elemento, immagine centrale: Donna con tavolette cerate e stilo, detta Saffo, 55-79 d.C., affresco, Museo Archeologico Nazionale, Napoli; immagine di sfondo: scavi di Pompei.
Quinto elemento, immagine centrale: Benvenuto di Giovanni,
Il Buon Governo nell’ufficio della Gabella, 1474, tempera su tavola, 53 x 33.5 cm, Museo delle Biccherne, Archivio di Stato, Siena; immagine di sfondo: paesaggio toscano.
Sesto elemento, immagine centrale: Piero del Pollaiolo,
Ritratto di giovane dama, 1470-72, tecnica mista su tavola, 45.5 x 32.7 cm, Museo Poldi Pezzoli, Milano; immagine di sfondo: veduta della Tribuna degli Uffizi, Firenze.

Parete B
Calco in gesso: Antonio Canova, testa di
Paride, marmo, 1807-1812, Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo.
Primo elemento, immagine centrale: Joshua Reynolds,
Self-Portrait, 1747-48, olio su tela, 63 x 74 cm, National Portrait Gallery, Londra; immagine di sfondo: Claude Lorrain, Embarquement de Sainte Paula Romana à Ostia, ca. 1637-39, olio su tela, 211 x 145 cm, Museo del Prado, Madrid.
Secondo elemento, immagine centrale: ritratto di Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Luigi Rovati, Milano; immagine di sfondo: veduta di Piazza Vittorio Veneto, Torino.

Giulio Paolini. Era finora, Edizioni Fondazione Luigi Rovati, Milano, Johan & Levi editore, Milano 2022 (monografia sull’opera).
Fondazione Luigi Rovati, Johan & Levi Editore, Milano 2022, pp. 23, 26, [77], 123, ripr. col. pp. [78-79] (allestimento presso Fondazione Luigi Rovati, Milano), 124-125 (particolare).
Scheda a cura di Maddalena Disch, 27/07/2026