A.R.S. scaenica, 2024
GPO-1178
Sipari di velluto, telai, mappamondo, base bianca, sfera in gesso, teatrino in cartone, teca di plexiglas, pannelli fotografici, cornici dorate, stampe fotografiche montate tra sagome di plexiglas, cavi d'acciaio
Due telai: 80 x 120 cm, 40 x 60 cm, base 120 x 78 x 45 cm, sfera Ø 30 cm, teatrino 48.5 x 72.5 x 41.5 cm, teca 50 x 75 x 42 cm, due stampe fotografiche tra sagome di plexiglas 131.5 x 62 cm ciascuna, nove pannelli fotografici 40 x 60 cm ciascuno, dieci cornici 40 x 60 cm ciascuna, misure complessive 446 x 603 x 305 cm
Teatro Franco Parenti, Milano
A conclusione delle manifestazioni del cinquantesimo anniversario del Teatro Franco Parenti, Paolini è stato invitato a realizzare un'opera permanente per la palazzina dei Bagni Misteriosi, adiacente alla sede storica del teatro milanese1.
Il nucleo centrale del composito assieme è una base bianca, sopra la quale è allestito un teatrino in cartone, che in corrispondenza dello spazio scenico ospita una sfera di gesso. Due telai di diversa misura, sovrapposti l'uno sull'altro e appoggiati alla base, trattengono un mappamondo in equilibrio precario. Un lungo sipario di velluto rosso, che dalla base ricade al suolo, accoglie nove pannelli fotografici, riferiti alla storia del Teatro Franco Parenti, sparsi tra alcune cornici dorate. Una riproduzione fotografica della ninfa Eco – ripresa da un dipinto ottocentesco di Alexandre Cabanel e trattenuta tra due sagome di plexiglas – è sospesa al soffitto, capovolta, come nell'atto di precipitare sul centro della rappresentazione. Al soffitto sono sospese a varie altezze anche tre cornici dorate, identiche a quelle allestite al suolo.
La chiave di lettura risiede nell'enigmatica sfera bianca all'interno del teatrino, vero e proprio fulcro dell'opera, che rappresenta simbolicamente la "verità assoluta" del teatro, il mistero della finzione e il miracolo della rappresentazione. Nello stesso tempo, la sfera immacolata evoca anche la compiutezza ideale (contrapposta al mappamondo quale emblema della realtà contingente), che l'artista cerca instancabilmente di avvistare e trattenere da un'opera all'altra, quantunque ogni tentativo di contatto sia rovinoso, come suggerisce il tema della caduta. Nelle parole dell'autore: "La caduta di oggetti e figure che precipitano dall'alto su un palcoscenico virtuale mette in scena l'ineguagliabile finzione propria dell'idea di teatro. Il destino di Eco si sovrappone a quello dell'Artista, costantemente alla ricerca della Bellezza, pur consapevole della vanità del suo desiderio"2. Analogamente, le cornici dorate evocano il quadro ideale, "invocato sempre da capo ma di volta in volta mancato – inaccessibile, inafferrabile, impossibile"3. La dimensione teatrale si interseca così con quella artistica, i riferimenti al contesto teatrale sono nello stesso tempo un'allegoria dell'idea di fondo che l'autore riformula da un lavoro all'altro, ossia "la sempre rinnovata scommessa della messa in scena di un'opera d'arte"4.
Il titolo, A.R.S. scaenica, sottintende un doppio omaggio: da un lato all'arte (attraverso il sostantivo latino "ars") e all'arte della scena, dall'altro (attraverso le iniziali "A.R.S."), alla committente dell'opera, la regista Andrée Ruth Shammah, fondatrice, insieme al marito, nonché direttrice del Teatro Franco Parenti.
L'acquisizione dell'opera da parte del teatro milanese è stata integrata da Paolini con quattro opere su carta, appositamente ideate, che amplificano l'omaggio alla dimensione teatrale, oltre che alla storia del Teatro Franco Parenti (cfr. GPC-2442, GPC-2443, GPC-2444, GPC-2445).
1 L'opera commissionata all'artista nella primavera 2024 per iniziativa di Andrée Ruth Shammah è stata inaugurata il 5 novembre 2024. L'ambiente situato al piano terra della palazzina dei Bagni Misteriosi – un cavedio interamente restaurato per accogliere l'intervento artistico – è accessibile al pubblico su prenotazione.
2 La prima frase è riportata in S. Bucci, Installazione e collage per un palcoscenico, in "La Lettura", supplemento del quotidiano "Corriere della Sera", 3 novembre 2024, p. 42; la seconda frase è estratta da una nota inedita all'opera. In altra sede, Paolini aggiunge: "Ho scelto la figura di Eco per il senso di inesauribile ripetizione della parola che essa rappresenta" (S. Chiappori, L'arte povera di Paolini arriva in teatro, in "La Repubblica", 5 novembre 2024, p. 11).
3 G. Paolini, nota inedita all'opera.
4 Ibidem.
Alexandre Cabanel, Écho, 1874, olio su tela, 97.8 x 66.7 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York.
| • | G. Paolini, Eccomi. Qui dove sono, Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025, ripr. col. p. 73. |