Le Chef-d’œuvre inconnu, 2020
GPO-1100
Cavalletti, teche di plexiglas, collage su passe-partout, riproduzione fotografica lacerata, nastro adesivo rosso e nastro adesivo nero su pavimento, cornici dorate, stampa fotografica applicata su Dibond, matita su parete
Misure complessive ambientali
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Donazione dell’artista, 2020
L’opera traspone in scala ambientale la squadratura realizzata dall’artista nel suo primo quadro, Disegno geometrico, 1960 (GPO-0001). Al suolo, mediante nastri adesivi, due tracciati indicano le diagonali (in rosso) e gli assi mediani (in nero); quattro cavalletti occupano i vertici e i punti mediani perimetrali della squadratura, altri quattro cavalletti i punti situati lungo le diagonali (corrispondenti agli archetti del compasso nel quadro del 1960), mentre il nono cavalletto segna il centro. Ciascun cavalletto – ad eccezione di quello centrale – regge una teca di plexiglas con passe-partout bianco e uno o più frammenti fotografici che dai margini si affacciano nella finestra vuota (i particolari sono desunti da immagini di repertorio utilizzate dall’artista nei propri lavori). Il cavalletto centrale è invece associato a una teca con passe-partout, smembrata nei suoi componenti e sospesa al soffitto, mentre al suolo, sotto il cavalletto, sono disposti i frammenti lacerati di una riproduzione fotografica del cielo.
Al centro di ciascun lato dell’ambiente, inoltre, quattro diversi interventi a parete propongono un’ordinata trama di riquadri disegnati, integrati con cornici dorate e intesi come ipotetiche varianti di Disegno geometrico, dal canto suo riprodotto in grandezza al vero nell’immagine compresa in uno dei quattro episodi1.
Con la nuova interpretazione della propria “opera prima”, a sessant’anni di distanza, Paolini amplifica non solo l’immagine del suo primo quadro – trasformandola in uno spazio percorribile – ma anche la potenzialità e gli assunti. I cavalletti e il tracciato al suolo, come pure i disegni a parete che moltiplicano il modulo originario ribadiscono il concetto di fondo di Disegno geometrico: la squadratura (di)segna lo spazio della rappresentazione destinato ad accogliere qualsivoglia figura o immagine. Analogamente l’inquadratura dei passe-partout pone in risalto la finestra entro la quale può inscriversi qualsiasi rappresentazione, evocata attraverso i frammenti d’immagine. Di fronte allo spazio scenico, designato a ospitare un accadimento visivo, restiamo in condizione di attesa: il punto focale dell’installazione è infatti l’elemento sospeso in alto, che tiene letteralmente in sospeso l’eventualità che qualcosa possa o meno depositarsi in una visione compiuta. Una compiutezza evocata attraverso i particolari fotografici di cielo, intesi come eco simbolica di una dimensione assoluta.
Come l’opera d’esordio del 1960 si limitava a proporre la falsariga di una rappresentazione potenziale, così anche Le Chef-d’œuvre inconnu presenta, nel suo insieme, l’impalcatura di un’opera presunta – il palcoscenico di uno spettacolo a venire, il canovaccio di una trama ancora da scrivere – limitandosi cioè ad annunciare un “capolavoro sconosciuto”. A differenza dell’opera d’esordio, tuttavia, la nuova versione insinua – attraverso i frammenti di cielo rovinati al suolo – l’illusorietà dell’attesa, quantunque irrinunciabile: il “capolavoro sconosciuto” si frantuma nel momento in cui crediamo di riconoscerlo, come ricorda il titolo che cita il racconto dello scrittore francese Honoré de Balzac dal finale notoriamente tragico.
1 Nella prima presentazione dell’opera al Castello di Rivoli nel 2020 era presente, in prestito temporaneo, il quadro originale, anziché la sua riproduzione fotografica.
Titolo ripreso da Honoré de Balzac, Le Chef-d’œuvre inconnu, 1831.
| 2020-21 | Rivoli, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Giulio Paolini. Le Chef-d’œuvre inconnu, 15 ottobre 2020 - 16 maggio 2021, vol. 1: citato come esposto p. 78, ripr. col. pp. 18-25 (particolari), 26-29, 44, 48-49 (vedute dell’opera in mostra), 51, 52 (particolari), 94-95 (progetti), riferimenti nei testi di C. Christov-Bakargiev pp. 37-42, M. Beccaria pp. 47, 50, 53. |
| • | G. Paolini, Eccomi. Qui dove sono, Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025, p. 84 (nota inedita all’opera redatta nel 2020). |
| • | Paolini (I Grandi illustrati del Corriere della Sera. Arte contemporanea – I protagonisti, n. 8), a cura di F. Gualdoni, RCS MediaGroup S.p.a., Milano 2022, p. 80, ripr. col. pp. 80-81. |
| • | Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, ripr. col. pp. 288-289 (veduta espositiva Rivoli 2020). |
| • | Praemium Imperiale 2022. In honour of Prince Takamatsu, The Japan Art Association, Tokyo 2023, ripr. col. p. 11 (veduta espositiva Rivoli 2020). |
| • | Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. La storia e le collezioni, a cura di C. Christov-Bakargiev e M. Beccaria, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Umberto Allemandi & C., Torino 2023, vol. I, p. 49 (italiano) / 48 (inglese) (riferimento nel testo di M. Beccaria), non ripr.; vol. II, pp. 821-822 (riferimento nel testo di M. Beccaria), ripr. col. pp. 832-833. |
| • | M. Beccaria, Il modello in persona (senza parlare degli altri), in Giulio Paolini. Et in Arcadia ego, catalogo della mostra, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona, Manfredi Edizioni, Imola 2024, p. 61, ripr. col. p. 60 (particolare). |
| • | G. Paolini, Eccomi. Qui dove sono, Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025, ripr. col. p. 85 (veduta espositiva Rivoli 2020). |