Doppia verità (copia e riflessi), 2020
GPO-1126
Piedistalli in gesso, basi bianche, poliedro di acciaio, pietra, sfera di gesso dorato, frammenti di gesso, lastra di plexiglas specchiante incisa, frammenti di plexiglas e di cornice dorata, specchi in cornici dorate
Quattro piedistalli 78 x 50 x 50 cm ciascuno, quattro basi 48.5 x 60 x 60 cm ciascuna, poliedro 43 x 43 x 43 cm, pietra 15 x 20 x 25 cm, sfera Ø 30 cm, lastra incisa 60 x 60 cm, due specchi 149 x 149 cm ciascuno, misure complessive variabili
Collezione privata
Quattro piedistalli in gesso, posati ognuno su una base bianca, sono allestiti lungo gli assi diagonali dell’ambiente. Ciascun piedistallo sorregge un oggetto: una sfera dorata, una pietra naturale, un poliedro di metallo e dei cocci di gesso. Al suolo, nell’area circoscritta dai quattro piedistalli, si trova una lastra specchiante che reca inciso il disegno in pianta dell’opera medesima. Sopra la lastra e tutt’intorno sono sparsi dei frammenti di plexiglas trasparente, così come altri frammenti che richiamano le cornici dei due specchi allestiti alle pareti dell’ambiente1.
La “doppia verità” menzionata nel titolo – una contraddizione in termini, dal momento che la verità è una sola – chiama in gioco il dialogo tra le due situazioni fra loro antitetiche che definiscono l’opera. Da un lato, l’ordinamento geometrico e regolare dei quattro piedistalli e degli oggetti che sorreggono – “forme elementari e originarie che evocano universi autonomi e incorruttibili”, come dichiara l’artista. Dall’altro, il disegno inciso nel quadrato specchiante al suolo (la “copia” menzionata nel titolo) e i frammenti sparsi che mettono in discussione l’apollinea integrità rappresentata dai piedistalli e dai corpi scultorei. Analogamente i riflessi negli specchi a parete, che duplicano e moltiplicano i componenti dell’opera, disperdono l’unità dell’assieme, amplificando l’impossibilità di fissare una verità. Nell’interazione fra le dinamiche contrapposte la verità implode e resta una congettura: la sua “duplicità” – evocata nel titolo – sospende l’idea stessa della sua esistenza.
1 I due specchi sono stati aggiunti dall’artista in occasione dell’allestimento dell'opera nel 2025 presso uno spazio espositivo privato, per richiamare l’effetto della Sala degli specchi di Villa Olmo a Como, per la quale l’opera era stata ideata.
| 2021-22 | Como, Villa Olmo, Il sogno di Antonio. Un viaggio tra arte e tessuto, 10 ottobre 2021 - 20 febbraio 2022, non ripr. |
| • | G. Paolini in Il sogno di Antonio. Un viaggio tra arte e tessuto, Chilometro della Conoscenza, Como, Fondazione Antonio Ratti, Como 2021, p. 12. |
| • | G. Paolini, Eccomi. Qui dove sono, Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025, ripr. col. p. 95 (veduta espositiva Como 2021). |