Seleziona la tua lingua

MENU / QUADRI, SCULTURE, INSTALLAZIONI

QRcode

GPO-0453

Calchi in gesso, tessuti, frammenti di tavoletta in gesso incisa, basi bianche

Tre calchi h 47 cm ciascuno, tre basi 120 x 30 x 30 cm ciascuna, misure complessive variabili

Collezione privata, Firenze

Le tre basi vanno allineate lungo uno stesso asse, davanti a una parete, a intervalli equidistanti di circa 50-60 cm. La sequenza e la disposizione dei singoli elementi deve osservare quella riprodotta nell’immagine di questa scheda.

Casa di Lucrezio è un tema sviluppato in sette varianti coeve (da GPO-0452 a GPO-0458), seguite da altre due versioni realizzate nel 1982 e nel 1984 (GPO-0481, GPO-0517). Comune denominatore tra i lavori è la frammentazione di una tavoletta di gesso con inciso il disegno del labirinto scalfito su un pilastro dell’abitazione di Lucrezio a Pompei1, abbinata a una rassegna di possibili sembianze del poeta latino, evocato attraverso il calco in gesso di una testa apollinea e un tessuto drappeggiato. Il ricalco dell'antica incisione è frantumato di volta in volta in un numero crescente di frammenti – a cominciare dalla rottura in due parti nel primo lavoro – che accentua la componente labirintica2. La graduale suddivisione del disegno definisce anche una complementare moltiplicazione dei volti del poeta – a partire da due teste e due tessuti nella versione iniziale – che insieme alle diverse posizioni del calco e alle variazioni di colore dei tessuti amplifica via via la domanda sulla possibilità di definizione di una figura inafferrabile.
Nella seconda versione la tavoletta con il ricalco del labirinto è divisa in tre parti, abbinate a un triplice ritratto del poeta (in questo caso l’"abito" è di colore
ocra). La coreografia degli elementi in gioco vede una scena del primo lavoro combinata con altre due pose: una volta il calco della testa è collocato sulla base sopra il tessuto completamente ripiegato, con il frammento del disegno appoggiato a terra, a ridosso della base; una volta, viceversa, il calco è situato a terra, mentre il frammento è posato sopra la base, sul tessuto che ricade lungo i lati.
Nelle parole dell’artista: “L’intenzionalità di questo lavoro sta nell’evocare – e non nel rappresentare – l’idea del continuo divenire di uno spazio possibile, abitato dalla poesia. Il titolo porta a un altro luogo, i calchi indicano un loro luogo d’origine, il disegno del labirinto evoca non solo un altro luogo – la Casa di Lucrezio – ma anche la figura simbolica del labirinto. Sono vari elementi tutti intenzionati a sottrarsi alla visione per suggerire, invece, un vuoto denso di evocazione, un fare spazio alla possibilità di immaginazione che ognuno di noi ha”
3.

1 Il disegno originale con la scritta “Labyrinthus Hic Habitat Mynotaurus” è stato tratto dall’Enciclopedia Einaudi, Torino 1979, vol. 8, p. 12, voce “labirinto”, citato come labirinto “su un pilastro della Casa di Lucrezio”. Di fatto, la casa pompeiana presso la quale fu rinvenuto il disegno è la domus del duoviro Marco Lucrezio Frontone e non del poeta Tito Lucrezio Caro (cfr. G. Sarullo, Labirinti a Pompei: a proposito di CIL IV 2331, in “Oebalus. Studi sulla Campania nell’Antichità”, vol. 3, Roma 2008, pp. 203-223, ringrazio Stefano Menichini per la comunicazione). Paolini stesso non ricorda se la sua associazione fu una licenza poetica o un errore inconsapevole.
2 Il disegno è stato inciso su tavolette di gesso di 35 x 35 cm, successivamente frantumate.
3 G. Paolini nell’intervista di F. Pasini, in “L’Illustrazione italiana”, n.s., a. V, n. 24, Milano, novembre 1985, p. 21. Sul labirinto come fonte di ispirazione per la Casa di Lucrezio cfr. anche G. Paolini nell’intervista di C. Grenier, in “Flash Art” (edizione francese), n. 3, Milano, primavera, 1984, p. 41 (ripubblicato in Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 191, con errori nella fonte bibliografica).

Testa di Efebo su busto moderno, secondo quarto I sec. d.C. - prima metà II sec. d.C., marmo bianco, Musei Reali - Museo di Antichità, Torino.
Disegno del labirinto con la scritta tratto da
Enciclopedia Einaudi, Torino 1979, vol. 8, p. 12 (voce “labirinto”).

1995 Gand, Museum van Hedendaagse Kunst, Corpus delicti. Twee privéverzamelingen: een dialoog noord-zuid / Due collezioni private: un dialogo nord-sud, 1 luglio - 3 settembre, citato nell’elenco delle opere in collezione p. 189 (con datazione errata “1982”), ripr. col. p. 58 (allestimento non curato dall’artista).
2012 Parigi, La Maison Rouge, Retour à l'intime. La Collection Giuliana e Tommaso Setari, 20 ottobre 2012 - 13 gennaio 2013, ripr. col. p. 105 (riflesso orizzontalmente, allestimento errato del calco intero al suolo, citato con datazione errata "1981-84"), citato nell'inventario delle opere in collezione p. 137.
2014 Vence, Château de Villeneuve, Fondation Émile Hugues, Intime conviction. Œuvres de la collection de Giuliana et Tommaso Setari, 14 giugno - 30 novembre, citato come esposto p. 58, ripr. col. p. 45 (veduta dell’opera in mostra) e in copertina.
G. Paolini nell’intervista di C. Grenier, Giulio Paolini, in “Flash Art” (edizione francese), n. 3, Milano, primavera, 1984, p. 41 (ripubblicato in italiano in Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 191, con errori nella fonte bibliografica).
G. Paolini nell’intervista di F. Pasini, La parola e la mano, in “L’Illustrazione italiana”, a. V, n. 24, Milano, novembre 1985, p. 21 (ripubblicato in Giulio Paolini. La voce del pittore, cit., Lugano 1995, p. 208).
G. Paolini nell’intervista di E. Pizzo, in Giulio Paolini. Casa di Lucrezio, 1981-84, scheda monografica, Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea, Rivoli 1987.
M. Disch, Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, Skira editore, Milano 2008, vol. 1, cat. n. 453, p. 464, ripr. (allestimento Galleria Massimo Minini, Brescia).
E. Dallorso, “Space clearing” ad arte, in “Architectural Digest” (edizione italiana), n. 423, Milano, settembre, 2016, ripr. col. p. 137 (allestimento presso collezione privata).
Scheda a cura di Maddalena Disch , 12/05/2026