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Ni le soleil, ni la mort..., 1989

GPO-0637

Telaio, faretti a pinza, matita su tela preparata, tempera e matita su parete

Telaio 400 x 600 cm, tela preparata 80 x 120 cm, misure complessive variabili

Collezione dell'artista

1989, Parigi, Galerie Yvon Lambert: la coppia di valletti in secondo piano è inscritta in una costruzione dipinta a smalto color argento sulla parete, basata sulla moltiplicazione dell'immagine della squadratura di Disegno geometrico (la medesima costruzione ricomparirà in forma tridimensionale nella struttura di ferro utilizzata nell’allestimento delle mostre personali a Milano e Parigi nel 1992 e più tardi in Padiglione dell'Aurora, GPO-0832). Alcuni faretti sono fissati alla parete, in corrispondenza di alcuni punti della struttura dipinta, come fossero trattenuti su di essa.

Due coppie di valletti dipinti a tempera in grandezza al vero sono inscritte nella fuga prospettica dell’ambiente delineato sulla parete. I valletti in primo piano “trattengono” un grande telaio, appoggiato al muro, al quale sono fissati in ordine sparso nove faretti accesi, orientati verso lo spettatore, mentre i valletti in secondo piano presentano una tela preparata, sospesa alla parete, che replica il disegno in prospettiva di una stanza.
Se la costruzione prospettica, il telaio, la tela e i valletti annunciano un quadro o il manifestarsi di un’opera, i faretti abbaglianti danno espressione all’impossibilità di cogliere una dimensione in sé compiuta (il loro numero rimanda ai nove pianeti quale
simbolo di un mirabile sistema in perfetto equilibrio). Come suggerisce la massima di François de La Rochefoucauld evocata nel titolo – la frase integrale recita “Né il sole né la morte possono essere guardati fissamente” – l’Assoluto resta precluso allo sguardo diretto.
Il
valet de chambre, ripreso dall’iconografia teatrale settecentesca e introdotto nel 1983-84 (cfr. GPO-0507), rappresenta un personaggio particolarmente significativo nella poetica paoliniana. Il gesto dell’offrire o porgere che definisce il valletto – analogo a quello del presentare e osservare, distintivo di altri personaggi in costume apparsi in opere precedenti – corrisponde simbolicamente per Paolini all’atto stesso della rappresentazione, intesa come dispositivo che offre allo sguardo la costruzione di un’immagine (per esempio attraverso gli artifici della prospettiva). I valletti anonimi e distaccati rinviano anche al ruolo che Paolini attribuisce all’autore: anziché inventare o dimostrare qualcosa, quest’ultimo si limita a elevare il gesto dell’offerta a soggetto stesso dell’opera. Attraverso la controfigura del valletto, l’autore esce di scena per sedersi in platea e assumere le vesti dello spettatore, che di fronte all’opera si pone in attesa o in ascolto, per attendere all’offerta che essa annuncia al suo sguardo e che il gesto del valletto evidenzia. Abdicando al proprio ruolo di creatore, l’autore che si fa spettatore del “teatro” dell’opera d’arte in quanto tale trova modo di porre in risalto e quindi di offrire al nostro sguardo i “miracoli” della rappresentazione stessa, ovvero di celebrarne il “trionfo”.

Titolo tratto da François de La Rochefoucault, Maximes, 26 (“Le soleil [sic] ni la mort ne se peuvent regarder fixement”).

1989 Parigi, Galerie Yvon Lambert, Giulio Paolini, 15 aprile - 18 maggio.
2016-17 Milano, Galleria Christian Stein, Giulio Paolini. Fine, 10 novembre 2016 - 29 aprile 2017, citato come esposto p. 157, ripr. col. pp. 46-49, 58-59 (vedute dell’opera in mostra), scheda di M. Disch p. 157, riferimenti nel testo di L. Conte p. 25 (italiano) / 31 (inglese); esposto nella sede di Pero.
M. Castello, Percezione e mito. Giulio Paolini, in “Tema Celeste” (edizione italiana), n. 22-23, Siracusa, ottobre-novembre, 1989, ripr. col. p. 26 (veduta espositiva Parigi 1989).
F. Poli, Note di lettura, in Id., Giulio Paolini, Lindau, Torino 1990, p. 29, ripr. col. n. 138 (ripubblicato in Giulio Paolini. Von heute bis gestern / Da oggi a ieri, catalogo della mostra, Neue Galerie im Landesmuseum Joanneum, Graz, Cantz Verlag, Ostfildern- Ruit 1998, p. 47) (veduta espositiva Parigi 1989).
Giulio Paolini. Il “Teatro” dell’opera, catalogo della mostra, Galleria Franca Mancini, Pesaro, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1991, ripr. col. p. 45 (veduta espositiva Parigi 1989).
M. Bourel, Giulio Paolini, contemplateur donc, in “Art press”, n. 164, Parigi, dicembre 1991, ripr. col. p. 20 (veduta espositiva Parigi 1989).
D. von Drathen, Giulio Paolini. Der blinde Blick des Sehers, in Künstler. Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst, serie 33, fasc. 7, Weltkunst-Bruckmann Verlag, Monaco di Baviera 1996, ripr. col. p. 13 (veduta espositiva Parigi 1989).
Giulio Paolini. Von heute bis gestern / Da oggi a ieri, cit., Ostfildern-Ruit 1998, ripr. p. 285 (veduta espositiva Parigi 1989).
M. Disch, Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, Skira editore, Milano 2008, vol. 2, cat. n. 637, p. 655, ripr. col. (veduta espositiva Parigi 1989).
G. Celant, Arte Povera. Storia e storie, Mondadori Electa, Milano 2011, ripr. col. p. 223 (veduta espositiva Parigi 1989).
J. Lageira, Giulio Paolini. Ut pictura poesis, in Id., Regard oblique. Essais sur la perception, La Lettre volée, Bruxelles 2013, pp. 119-120, ripr. p. 117 (veduta espositiva Parigi 1989).
E. Volpato, L’Ile enchantée. La visione è cieca, in E. Franz et al., Giulio Paolini. Vedo e non vedo (In tema, n. 1), Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino, Corraini Edizioni, Mantova 2014, pp. 55, 57 (italiano) / 58 (inglese), ripr. col. p. 58 (veduta espositiva Parigi 1989).
Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, ripr. col. pp. 276-277 (veduta espositiva Milano 2016).
Scheda a cura di Maddalena Disch , 02/02/2026