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GPO-0953

Stampe fotografiche incorniciate, base di plexiglas trasparente, volume di plexiglas trasparente con disegno inciso, volumi di plexiglas grigio scuro, stampa fotografica accartocciata, matita e collage su parete

Ventiquattro elementi incorniciati 32 x 23 cm ciascuno, quattro mezzi elementi incorniciati 32 x 11.5 cm ciascuno, base di plexiglas trasparente 140 x 52 x 52 cm, volume di plexiglas inciso 40 x 50 x 50 cm, misure complessive variabili

Collezione dell'artista

2007, Milano, Galleria Stein: l’opera è allestita su una parete interrotta da una finestra; l’allestimento a parete include piccoli frammenti lacerati a soggetto cosmico; la teca sulla base è vuota; al suolo, sono disposte sei copie accartocciate delle immagini incorniciate a parete (tre su fondo nero, delle quali una all’interno della teca scura e due tra la teca scura e la base trasparente, tre su fondo bianco all’esterno della base).
2023, Verona, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti: l’opera è allestita su una parete singola, priva di interruzioni (la finestra della situazione originaria è evocata per mezzo di due linee verticali, delineate a matita, in corrispondenza delle mezze cornici; il disegno di riquadri a parete presenta una diversa distribuzione delle unità modulari; l’allestimento non include più i piccoli frammenti lacerati disseminati sulla parete né le immagini su fondo bianco accartocciate al suolo; la teca sulla base accoglie le immagini su fondo nero, accartocciate l’una dentro l’altra, in origine disposte al suolo; i due volumi di plexiglas scuro sono allestiti senza capovolgimento, con la teca posata sopra la base.

Due gruppi di quattordici elementi incorniciati – due dei quali dimezzati – sono allestiti in modo da suggerire l’inquadratura di un grande quadro (l’area centrale, vuota, trae origine dalla prima presentazione dell’opera su una parete interrotta da una finestra). Le cornici sono bianche oppure nere e racchiudono la riproduzione, in positivo su sfondo bianco oppure in negativo su sfondo nero, del disegno di un ambiente in prospettiva, con due vani di passaggio sulla parete di fondo1. All'interno e all'esterno dell’inquadratura definita dagli elementi incorniciati, alcuni riquadri delle stesse dimensioni suggeriscono altre unità di una composizione in divenire. A metà altezza della parete, due frammenti semicircolari riproducono l’immagine di un’eclissi.
A breve distanza dalla parete, in posizione centrale, una base di plexiglas trasparente funge da supporto a una teca, anch’essa trasparente, che reca inciso sui quattro lati il disegno di un ambiente scandito da due porte
2. La teca, evocante una stanza espositiva, ospita una copia accartocciata dell’immagine su fondo nero allestita alla parete. La base racchiude invece altri due volumi di plexiglas grigio scuro, a loro volta configurati come una teca su una base.
Il titolo pone in risalto la duplicità che connota l’opera: la vertigine del Due o del doppio che amplifica e moltiplica, ma al tempo stesso allontana e disperde l’Uno
3. La continuità dell’immagine a parete è interrotta, il centro focale è vuoto (come vuoto è l’ambiente raffigurato nelle immagini); la trama di riquadri e cornici è un mosaico incompiuto; l’immagine accartocciata nella teca è indecifrabile. In altri termini: lo sguardo non riesce a cogliere nulla di definito e si perde nell’enigma di un’opera alla ricerca della propria definizione.

1 Il disegno, che ricalca l’atrio d’ingresso dell’abitazione torinese dell’artista, risale al gruppo di lavori intitolati Contemplator enim, sviluppati nel 1991 (cfr. GPO-0681).
2 Il disegno inciso, che evoca quello raffigurato negli elementi incorniciati, è identico a quello utilizzato per le prime versioni dell’opera Ultimo modello, 1992 (GPO-0704), nonché per l’opera Una vita normale, 2005 (GPO-0900).
3 Il titolo è peraltro strettamente legato all’ambito della prima presentazione dell’opera, a Milano nel 2007, dove tutti i lavori nuovi realizzati per il duplice progetto espositivo (presentato contemporaneamente alla Galleria Christian Stein e da Giò Marconi) erano siglati da un titolo che includeva la parola “vita” (Una vita normale, GPO-0952, Vite parallele, GPO-0954, La vita eterna, GPO-0955). Alla Galleria Christian Stein, la “duplicità” di Una doppia vita era ispirata anche dalla finestra, che ha suggerito l’articolazione dell’opera in due parti fra loro speculari.

2007 Milano, Galleria Christian Stein, Giulio Paolini, 4 maggio - 27 luglio.
2023-24 Verona, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Giulio Paolini. Et in Arcadia Ego, 15 ottobre 2023 - 25 agosto 2024, ripr. col. pp. 14-15, 30-31, 62-63 (vedute dell’opera in mostra), 64 (particolare), 65 (veduta espositiva Milano 2007), 66-67 (veduta dell’opera in mostra), testo di E. Barisoni pp. 62-65.
G. Paolini, Et in Arcadia ego, in Giulio Paolini. Et in Arcadia ego, catalogo della mostra, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona, Manfredi Edizioni, Imola 2024, p. 29.
Scheda a cura di Maddalena Disch , 16/07/2026