La vita eterna, 2007
GPO-0955
Stampe fotografiche in teche di plexiglas, tela preparata, filo di nylon, cavalletto, riproduzioni fotostatiche, matita su parete
Ventidue teche di plexiglas di varie misure, tela preparata 100 x 100 cm, misure complessive variabili
Collezione privata
Sulla parete che reca delineata la veduta di un ambiente con due porte sullo sfondo e il pavimento scandito da un reticolo prospettico, sono disposte molteplici fotografie in teche di plexiglas (alcune sono appoggiate a terra)1. Le immagini riproducono dei fotomontaggi costituiti da riproduzioni di opere di Paolini ambientate in stanze espositive, nel proprio studio o in un'immagine dello stesso ambiente delineato sulla parete; altre fotografie propongono vedute degli interventi ideati da Paolini nel 2004 per il MART di Rovereto in dialogo con opere della collezione del museo2. Comune denominatore tra le fotografie è la citazione di opere di artisti precedenti (tra i quali Antonio Canova, Lorenzo Lotto, Fausto Melotti, Joshua Reynolds, Jean-Antoine Watteau). Davanti alla parete, in posizione centrale, una tela preparata è sospesa al soffitto, mediante fili di nylon, mentre un cavalletto funge da supporto a una teca che racchiude la riproduzione di due pagine a stampa con l'illustrazione di un’opera di Francis Picabia e brani tratti da Giambattista Vico, Maurice Merleau-Ponty e Jorge Luis Borges3.
La chiave di lettura di questa “quadreria” risiede nell’intimo legame tra le opere di Paolini e quelle di autori del passato, senza le quali non sarebbero state possibili (Giovane che guarda Lorenzo Lotto non esisterebbe senza il Ritratto di giovane di Lorenzo Lotto; Mimesi non esisterebbe senza l’Hermes di Prassitele e via dicendo). Ovvero: ogni opera porta in sé la memoria di un’opera precedente e a sua volta è fonte di ispirazione per un’opera futura, ancora ignota come suggerisce la tela rovesciata; ogni opera d’arte si inscrive cioè in un perpetuarsi nel tempo di figure, idee e immagini, in un reciproco scambio di sguardi e stimoli (da qui il titolo Vita eterna). In questo senso si spiegano anche i riferimenti ai brani di Vico, Merleau-Ponty e Borges, in uno spirito di corrispondenza di idee attraverso il tempo.
1 Il disegno al tratto riproduce una veduta dell’atrio di casa dell’abitazione torinese di Paolini, introdotto nel proprio lavoro nel 1991 (cfr. GPO-0681) e spesso ripreso in seguito. La situazione delle fotografie allestite sul disegno a parete riprende quella dell’opera Senza data (1656-2005), 1999-2005 (GPO-0899), che includeva analogamente la presenza di Gala (tratta da un dipinto di Salvador Dalì) nel ruolo di spettatrice, vista di spalle e seduta a terra.
2 Da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso sono disposte le seguenti fotografie:
• tre vedute degli interventi di Paolini al MART, Rovereto nel 2004, nell’ordine: la sala Fontana, la sala Morandi e la sala de Chirico (cfr. GPO-0892);
• la figura del Genio funebre di Antonio Canova, utilizzata da Paolini nella serie di opere intitolate Aria (cfr. GPO-0502), sullo sfondo del disegno dell’atrio di casa Paolini;
• un particolare dell’opera Senza data (1656-2005), 1999-05 (GPO-0899), con una tela di Niele Toroni (in alto), L’ultimo quadro di Diego Velázquez, 1968 (GPO-0155) e il quadro di Joseph Albers, Iridescent (Study for: Homage to the Square), 1965;
• appoggiata a terra, una veduta della sala Melotti realizzata al MART nel 2004;
• in corrispondenza della porta disegnata, in alto, l’opera E, 1963 (GPO-0041), ambientata su un cavalletto nello studio dell’artista;
• appena più in basso, Giovane che guarda Lorenzo Lotto, 1967 (GPO-0140) inserito nel particolare del disegno dell’atrio d’ingresso di casa Paolini che riproduce la porta a sinistra;
• la riproduzione di un’opera su carta della serie Belvedere, non identificata finora;
• una veduta dell’opera Mimesi, 1975 (GPO-0283) ambientata nell’atrio di casa Paolini;
• l’opera Dit autrefois “Gilles”, 1995 (GPO-0765) inscritta nel disegno dello stesso atrio d’ingresso;
• un’immagine dell’autoritratto di Joshua Reynolds, Self-Portrait, 1747-48, appoggiata su un cavalletto nello studio di Paolini;
• appoggiata a terra, la Gala di Salvador Dalì, tratta da Ma femme nue regardant son propre corps devenir marche, trois vertèbres d’une colonne, ciel et architecture, 1945 (cfr. GPC-0928);
• in corrispondenza della porta destra delineata a parete, la riproduzione di Controfigura (critica del punto di vista), 1981 (GPO-0459) inscritto nel particolare del disegno dell’atrio d’ingresso che riproduce la porta a destra (quale contrappunto a Giovane che guarda Lorenzo Lotto collocato in corrispondenza della porta a sinistra nel disegno a parete);
• appoggiate a terra, due vedute dell’atrio d’ingresso di casa Paolini con inscritta, al centro della parete di fondo, una riproduzione rispettivamente di L’invenzione di Ingres, 1968 (GPO-0154) e Autoritratto, 1968 (GPO-0152);
• una veduta di Requiem, 2004 (GPO-0888), scattata nella mostra personale presso Tucci Russo Studio per l'Arte Contemporanea, Torre Pellice, 2004;
• una veduta dell'opera L'Île enchantée, 2006 (GPO-0768);
• due vedute dell'atrio d'ingresso di casa Paolini con inserite, al centro della parete di fondo, una riproduzione rispettivamente di Autoritratto, 1968 (GPO-0151) e Lo studio, 1968 (GPO-0156);
• il disegno dell'atrio d'ingresso di casa Paolini con inserita, al centro della parete di fondo, una riproduzione delle dodici tavole dell'edizione grafica Les fausses confidences, 1983 (GPE-0042).
3 Le immagini riproducono le due doppie pagine ideate da Paolini per il catalogo dell'esposizione collettiva Gennaio 70. Comportamenti progetti mediazioni. 3a biennale internazionale della giovane pittura, Museo Civico, Bologna 1970 (cfr. GPO-0197). Il brano di Vico riporta un estratto dai suoi Principii di Scienza Nuova, libro II: Della sapienza poetica, sezione II, cap. I, 401-402 (cfr. G. Vico, Opere, tomo I, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1990, pp. 585-86); il passaggio di Merleau-Ponty è tratto da Il dubbio di Cézanne (1945) (cfr. M. Merleau-Ponty, Senso e non-senso, Il Saggiatore, Milano 1962, pp. 36-37); il testo di Borges è ripreso dalla raccolta di scritti intitolata L’artefice (1960) (cfr. J.L. Borges, Tutte le opere, vol. I, Mondadori, Milano 1984, p. 1141).
| 2007 | Milano, Giò Marconi, Giulio Paolini, 4 maggio - 27 luglio. |
| • | G. Iovane, Il museo senza muse / A Museum without muses, in “Janus”, n. 23, Bruxelles, gennaio, 2008, ripr. col. p. 63. |