Vite parallele, 2007
GPO-0954
Cavalletti, riproduzioni fotostatiche in teche di plexiglas e applicate tra due lastre di plexiglas, tele preparate, teche di plexiglas vuote, collage su tela rovesciata e su parete, matita su parete
Misure complessive variabili
Collezione Attilio Codognato, Venezia
L’opera si compone di due parti fra loro speculari, allestite su due lati contrapposti dell’ambiente, denominati qui A e B. Ciascuna parte si compone di una trama di moduli quadrati sviluppata a parete, che funge da fondale alla situazione allestita sul cavalletto antistante alla parete.
Il lato A rende omaggio a un ampio orizzonte di artisti di ogni epoca. Sulla parete, in corrispondenza del cavalletto e suddivisa in tre teche, si staglia l’immagine di Crono, dio del Tempo, desunta da un dipinto di Giorgio De Chirico (il quarto particolare mancante è racchiuso nella teca sul cavalletto). Da questo nucleo di immagine si sviluppa, fino alle estremità della parete, una “scacchiera” irregolare, articolata in quattro file e costituita da tre teche di plexiglas e nove tele preparate (orientate al recto o al verso), di due grandezze distinte, che verso l’esterno e a intervalli sempre più diradati lasciano posto a riquadri tracciati a matita (quelli più periferici sono interrotti dai limiti della parete, a indicare una continuità potenzialmente illimitata). Alla maggior parte dei “quadri” di questa “quadreria” è associato un frammento lacerato della data di un dipinto o del monogramma di un artista del passato. Sul cavalletto davanti alla parete una teca di plexiglas racchiude il particolare fotografico del dipinto di De Chirico (mancante nelle teche a parte), con la firma dell’autore, e altre riproduzioni di monogrammi di artisti del passato1. Ai piedi del cavalletto è appoggiata una tela rovesciata, che trattiene anch’essa la riproduzione di un monogramma.
Il lato B ha quale protagonista lo stesso Giulio Paolini. La situazione a parete ripete in modo speculare quella del lato A, ma con le teche centrali vuote. Sul cavalletto, invece, due lastre di plexiglas trattengono molteplici elementi d’immagine relativi a opere, disegni, firme o scritture di Paolini, tra cui, in alto al centro, il particolare di un autoritratto disegnato, con la mano appoggiata al volto, che nella sua posizione melanconica funge da contrappunto alla figura di Crono sul lato A2.
Le due situazioni speculari pongono in relazione – o in parallelo, come recita il titolo, ripreso dall'omonima opera di Plutarco – la “vita” dell’artista con quella di altri suoi “compagni di viaggio”, inscrivendola così in una linea di discendenza senza inizio né fine. Nelle parole dell'artista: “Due, mille, tutti gli artisti hanno forse un solo, unico nome: i secoli che li separano sembrano ampiamente compensati dagli anni-luce che li uniscono”3.“Gli artisti – tutti gli artisti – sono una sola, una stessa persona che si incarna in tempi e luoghi diversi, in tanti diversi individui: il tentativo di imitare, cogliere appieno il modello che soltanto intravedono o che non ammettono di riconoscere come ‘verità’, li confina nell’esercizio di una storia parallela, appunto la Storia dell’arte”4.
1 Nel particolare dechirichiano tratto da Il saluto degli Argonauti partenti (1920) la firma “G. de Chirico / pinxit” è iscritta sulla pietra miliare alla quale si appoggia Crono. Tra i frammenti sovrapposti o sparsi intorno a questa immagine vi è anche la macchia d’inchiostro della Sainte Vierge II (1902) di Francis Picabia.
2 L’immagine del volto ricalcato da un ritratto scattato dal fotografo Gérard Amsellem nel 1983 e delineato sull'immagine di una pila di fogli da disegno nasce in forma litografica per una serie di opere su carta intitolate Senza titolo (Ni le soleil ni la mort...) (cfr. da GPC-0752 a GPC-0759; cfr. anche l'edizione GPE-0082). Al centro dei diciotto elementi d'immagine riuniti tra due lastre di plexiglas è collocata una riproduzione a colori dell’“autoritratto” intitolato Il nome proprio, 1986 (GPO-0574, allestimento Winterthur 2005), mentre tutt’intorno si susseguono, in senso orario dall’alto a destra: un disegno con una figura maschile in frac, moltiplicata in posizioni diverse, sullo sfondo di una trama di moduli quadrati; una firma autografa; una pagina a stampa di un testo dell’artista; un frammento di un disegno indecifrabile; un particolare fotografico di Senza titolo, 1963 (GPO-0026); un dettaglio fotografico di Capitemi!, 1966 (GPO-0112); un esemplare della fotolitografia Vedo (la decifrazione del mio campo visivo) realizzata nel 1973 per il numero 31 della rivista Bolaffiarte; una riproduzione in bianco e nero del collage Et quid amabo nisi quod ænigma est?, 1969 (GPC-0172); un’immagine del retro di E, 1963 (GPO-0041); un'immagine di Studio per "Quadrante", 2002 (GPC-1010); un disegno con frammenti di scrittura autografa; il cartoncino di invito alla mostra personale del 1975 alla galleria D’Alessandro/Ferranti a Roma; la riproduzione della copertina del catalogo Giulio Paolini, Fondazione Antonio Ratti, Como, Edizioni Charta, Milano 2003; la riproduzione di un altro Studio per "Quadrante", 2002 (GPC-1008); il particolare di una firma autografa; una riproduzione fotografica in bianco e nero lacerata del verso di Senza titolo (6890), 1964 (GPO-0065), e, infine, un altro disegno con frammenti di scritture autografe.
3 G. Paolini nell’intervista di L. Pratesi, in Incontri, catalogo della mostra, Galleria Borghese, Roma, Edizioni Charta, Milano 2002, p. 96.
4 G. Paolini, Quattro passi. Nel museo senza muse, Giulio Einaudi editore, Torino 2006, p. 60.
• Francis Picabia, La Sainte Vierge II, 1920, inchiostro di china su carta, Bibliothèque Doucet, Parigi.
• Giorgio de Chirico, La partenza degli Argonauti, 1920, tempera su tela, 54 x 73 cm, Collezione Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte. Deposito a lungo termine presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino.
• Jean-Auguste-Dominique Ingres, Philibert Rivière, 1804-05, olio su tela, 116 x 89 cm, Musée du Louvre, Parigi.
• Q. Lollius Alcamenes, metà del I sec. d.C., rilievo funerario in marmo, 25 x 33 cm, Villa Albani, Roma (riproduzione tratta da Opere di G. G. Winckelmann, prima edizione italiana completa, Fratelli Giachetti, Prato 1830-34, vol. XIII, tav. CLXV, n. 364, “Quinto Lollio Alcamene Scultore”).
• Immagini dei monogrammi tratte da Frantisek Subert, Irah Subertova-Kucerova, I monogrammi dei pittori dal XV al XVII secolo, Fratelli Melita, La Spezia 1990.
• Titolo ripreso da Plutarco, Vite parallele, fine I - inizio II secolo
| 2007 | Milano, Giò Marconi, Giulio Paolini, 4 maggio - 27 luglio. |
| • | G. Iovane, Il museo senza muse / A Museum without muses, in “Janus”, n. 23, Bruxelles, gennaio, 2008, ripr. col. pp. 62 (lato A e B), 63 (lato A). |