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Deposizione, 2018

GPO-1069

Valigia, abito da cerimonia, fogli di carta bianca, rosa gialla di tessuto

Misure complessive variabili

Collezione dell'artista

L’allestimento dell’opera è suscettibile di variazioni, definite dall’artista, in base alla situazione e al contesto espositivi.

2018, Milano, Fondazione Carriero: i componenti dell’opera sono allestiti su una base di plexiglas.
2020, Rivoli, Castello di Rivoli: la valigia è sospesa al soffitto, in posizione aperta, mentre gli indumenti, i fogli e una supplementare rosa di tessuto (inserita in un occhiello del gilet) sono allestiti al suolo, trattenuti da una teca di plexiglas.

Al suolo un abito maschile da cerimonia – completo di pantaloni, frac, gilet, camicia, colletto e guanti – con alcuni fogli bianchi e una rosa gialla di stoffa disposti tra le pieghe degli indumenti, è sormontato da una teca di plexiglas. Al soffitto, una valigia sospesa e aperta sembra suggerire la provenienza degli indumenti “deposti” al suolo.
Nell’universo paoliniano, l’abito da cerimonia è una traccia dell’autore uscito di scena per lasciare il posto d’onore all’opera e all’eventualità del suo manifestarsi: un’espressione cioè della “morte dell’autore”, della sua abdicazione al ruolo di demiurgo a favore del trionfo dell’opera e del teatro della rappresentazione. La rosa gialla è invece un attributo elettivo, ripreso da un componimento di Jorge Luis Borges,
Una rosa gialla, che narra come il poeta del Seicento italiano Giambattista Marino, in punto di morte, abbia preso atto della vanità di trasporre in versi la realtà. Paolini fa propria questa “deposizione” (nel senso giuridico del termine) di Marino per dare letteralmente corpo all’impossibilità di fissare in una forma definita quella dimensione assoluta che connota il significato dell’arte – quel qualcosa di invisibile e ineffabile che la teca traslucida appoggiata sulle spoglie scompigliate dell’autore sembra custodire come uno scrigno inaccessibile.
Autoritratto in codice,
Deposizione si inscrive in una linea di discendenza sviluppata da Paolini a partire dal 1980, attraverso una serie di “ritratti” dell’autore, tra i quali si ricordano in particolare Incognita, 1979-80 (GPO-0438), La caduta di Icaro, 1981 (GPO-0464), Place des Martyrs, 1982-83 (GPO-0488), Tableau vivant, 1985 (GPO-0544, GPO-0552, GPO-0558), Identikit, 1987 (GPO-0509), Autoritratto come marionetta, 1992 (GPO-0692) e In esilio, 2012-14 (GPO-1039).

2018-19 Milano, Fondazione Carriero, Giulio Paolini. Del bello ideale, 26 ottobre 2018 - 10 febbraio 2019, ripr. col. vol. 1 pp. 126-127, 128-129, 130-131, 179 (vedute dell'opera in mostra).
2020-21 Rivoli, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Giulio Paolini. Le Chef-d’œuvre inconnu, 15 ottobre 2020 - 16 maggio 2021, vol. 1: citato come esposto p. 78, ripr. col. pp. 38-41 (vedute dell’opera in mostra), 76-77 (particolare), riferimento nel testo di M. Beccaria pp. 69, 73.
A. Soldaini, “Cos’altro c’è da dire?”, in Giulio Paolini. A come Accademia, catalogo della mostra, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Gangemi Editore, Roma 2023, pp. 40-41, ripr. col. pp. 285 (veduta espositiva Milano 2018), 290-291, 293 (vedute espositive Rivoli 2020).
G. Paolini, Eccomi. Qui dove sono, Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025, ripr. col. p. 97 (veduta espositiva Rivoli 2020).
Scheda a cura di Maddalena Disch , 22/04/2026